Scusa, c'hai mica un cicchino?

venerdì, 24 aprile 2009

Il pomeriggio ha l'oro in bocca Il pomeriggio ha l'oro in bocca

Il pomeriggio ha l'oro in bocca Il pomeriggio ha l'oro in bocca

Il pomeriggio ha l'oro in bocca Il pomeriggio ha l'oro in bocca

Paura eh?

Postato da: mavimavi a 16:07 | link | commenti (5) |

martedì, 02 dicembre 2008

No, ecco, volevo dire che non ho più l'ansia per la siccità.

Postato da: mavimavi a 09:58 | link | commenti (6) |

lunedì, 24 novembre 2008

Il freddo intenso di questi giorni ha finalmente sopito tutte le mie ansie climatiche. Come tutte le persone psicolabili, infatti, accuso moltissimo gli allarmi lanciati dai mass-media. Ho avuto paura della sars, temo la selezione dello staffilococco aureo, mi impensierisce la recessione, gli ultimatum di Al Qaeda mi rendono inquieta. L'effetto serra e la progressiva, ma inesorabile riduzione delle risorse idriche sono ovviamente in testa alla classifica dei miei rovelli mentali. L'altro giorno ho scoperto con orrore che faceva davvero troppo caldo per essere novembre. E così, stamani, quando il mondo si è svegliato bestemmiando per le avverse condizioni climatiche, io mi sono ritrovata a camminare garrula e giuliva, emettendo grosse alitate nell'aria per godermi l'effetto nuvoletta. Stranamente non ho trovato nessuno pronto a condividere con me questo sollievo. Un cretino, dopo aver ascoltato con aria condiscente la spiegazione del mio buon umore, mi ha augurato un'eterna nuvola sulla testa.

Postato da: mavimavi a 23:10 | link | commenti (4) |

martedì, 23 settembre 2008

Che botta! Se non fossi un po' depressa di mio, potrei quasi sostenere che ridigitare l'impraticabile password alfanumerica di questo blog mi ha fatto emozionare come una bambina. Ma, come sempre accade, i miei occhiacci da triglia sono rimasti asciutti. Però l'emozione, quella, è innegabile. E non si tratta di una sensazione collegata al piacere di ritrovare le persone che ho conosciuto frequentando questo posto, ma proprio di una cosa mia, intima abbestia. In un attimo, mi è tornato in mente tutto. Quei giorni di  dicembre in cui decisi di aprire questa specie di diario. Allora avevo un altro fidanzato, non avevo ancora un cane - ma come era la mia vita senza un cane? - e lavoravo in un minuscolo giornale. Non avevo neanche una ruga ed ero fermamente decisa a trasferirmi in campagna. Volevo smettere di fumare e di conseguenza avevo smesso di comprare sigarette. A tre anni di distanza, posso affermare con un certo orgoglio misto a incredulità che il mio proposito di smettere di fumare non si è realizzato, però non sono venuta meno alla promessa di non mantenere più l'industria del tabacco. Sì, continuo a scroccare. La frase "scusa c'hai mica un cicchino?" resta quindi di grande attualità. Basti pensare che quando mi hanno licenziato, il mio ex capo, tirando le fila di quella spiacevole esperienza, mi ha detto: "Beh, una cosa positiva c'è: non mi scroccherai più le sigarette!" Pensa come l'avevo ridotto.
Comunque l'indiscusso protagonista di questa stagione della mia vita si chiama Modì. E' biondo, casinista, e abbastanza affettuoso. Se non gli puzzasse incredibilmente l'alito, sarebbe anche il mio tipo. Ha quattro zampe e una fame smisurata, incontenibile, offensiva. Che sia il mio cane, quello proprio sancito dal karma, l'ho capito quando l'ho visto leccare con gusto la sua stessa merda.

Sui motivi che mi hanno spinta a stare lontana per mesi da questo posto che tanto ho amato, non ho - pur spremendomi le meningi - niente da dichiarare. La cosa bella del rapporto con me stessa è che faccio sempre un po' la misteriosa, per evitare di venirmi a noia. Il risultato sono i miei occhi da triglia spalancati sulle tenebre di cui mi circondo.

Postato da: mavimavi a 09:15 | link | commenti (20) |

venerdì, 18 aprile 2008

Bird

Negli ultimi tempi, ne ho davvero combinate di tutti i colori. Per esempio? Mi sono iscrita a un corso di canto. Desideravo farlo da tanto tempo, ma non avevo il coraggio, poi, dopo aver visto Amici, (spero che si colga l'ironia) ho trovato finalmente la forza. Comunque, arrivo alla scuola, che si chiama Trillo (giuro), pago e scelgo giorno e orario. L'altra mattina, prima lezione. L'insegnante è persona squisita, anche se un tantino scettica. Non voleva credere che io non avessi mai cantato in vita mia. Poi, è stato costretto a darmi ragione. Ma andiamo con ordine.

Ins: Ciao, benvenuta. Allora dimmi un po' cosa ti interessa fare?
Mavi: Niente, vorrei imparare a cantare sotto la doccia ed essere fiera di me.
Ins: (ride apertamente): Ah si, e cosa vorresti cantare?
Mavi: Ma in questo momento mi sono fissata con This is what you are, in particolare nella versione cantata da Mario Biondi, ma diciamo che non ho particolari pretese. Basta evitare gli 883.
Ins: Quindi jazz... Dove dicevi che studiavi prima?
Mavi: No, guarda veramente a volte canto in motorino, ma comunque sono stonata come una campana.
Ins: (sorride malizioso): Eh, dicono tutte così! Scommetto che hai proprio una bella vocina... Facciamo qualche vocalizzo?
Mavi: Sìììì!
L'insegnante si siede al pianoforte e comincia a suonare. Mavi tace, quasi rapita. L'insegnante si volta, con fare interrogativo. Evidentemente, c'è qualcosa che non va.
Ins: Ti senti pronta?
Mavi: sì, prontissima. Solo che non ho capito bene cosa devo fare.
Ins: (preme un tasto del pianforte): ecco la senti questa nota? Da qui devi partire facendo a-ah-ah-ah, insomma un vocalizzo.
Mavi: Ecco, no, guarda io non sento niente. Se mi vuoi fare a-ah-ah te, io posso anche provare a imitarti, ma la nota in sè al mio orecchio non comunica informazioni utili.
Segue un penoso siparietto in cui l'insegnante vocalizza e Mavi gli va dietro alla meno peggio. Alla fine, scoraggiato, ma ancora non convinto, mi propone di cantare. Con il karaoke! Quando vedo le letterine che si illuminano sullo schermo, progressivamente, mi viene quasi da fuggire via. Poi, però, resisto. E attacco a cantare Battiato. Voi non potete neppure lontanamente immaginare quanto sia difficile andare a tempo. Io non ci sono riuscita neppure con le letterine che si illuminano. Alla fine, però, il mio insegnante ha ammesso che una che cantava così di merda non l'aveva mai vista in vita sua. Devo dire che c'ho un po' di soddisfazione...

 

Postato da: mavimavi a 10:47 | link | commenti (25) |

giovedì, 07 febbraio 2008

reazioni

Quando vieni licenziato, hai una grande opportunità. Quella di piazzarti sul divano a meditare sul senso della vita in generale e della tua in particolare, ma come al solito non sono stata abbastanza furba da coglierla. Ho avuto però modo di condurre una piccola, ma preziosa ricerca statistica sulle possibili reazioni della gente alla notizia di un licenziamento, ovviamente non il loro. Dalla ricerca, per questioni affettive, mi trovo costretta a escludere mia madre e Peffozza. Mia madre ha detto semplicemente: “Bene”. Dove la parola bene non aveva però il significato che comunemente si intende. Era un “bene” interlocutorio, così per prendere tempo, in cerca delle parole giuste da dire per non ferirmi e soprattutto per non fornirmi un’arma micidiale di ricatto per gli anni a venire. (Si sa: nel rapporto madre/figlia la lotta è dura e senza esclusione di colpi. Continuiamo entrambe a rinfacciarci a vicenda frasi ed episodi che ormai si perdono nella notte dei tempi). Peffozza invece ha sorriso, con quel sorriso imbarazzato - che mio malgrado ho ereditato – che non riesce a fare a meno di sfoderare anche quando viene raggiunto da notizie decisamente più tragiche della mia. Tipo “è morto il tizio” e Peffozza sorride. Di quel sorriso che solo chi lo conosce può capire il senso. Dalla statistica in questione escluderei anche il gatto non tanto perché gatto, ma perché quando gli ho detto: “Grisù mi hanno licenziato”, mi ha dato un morsino a una mano. Il che mi lascia pensare che, in effetti, non abbia capito un emerito cazzo  di quanto gli stessi comunicando.

Comunque, torniamo alla scienza esatta. Intanto opterei per una prima, grossolana, distinzione, che poi è anche l’ultima. (Perché, comunque sia, io in scienze sono sempre stata una frana). Alla notizia del tuo licenziamento, la gente può reagire in quattro modi: le mummie, i silenti, gli scacchisti e gli allegroni.

Le mummie sono quelle che praticamente quando le incontri ti fanno la faccia a mummia. Occhi mesti, fronte corrucciata, labbra piegate in una smorfia di sofferenza. Una maschera di dolore. “Oddio che ti è successo?” chiedi. “No, niente, è per il tuo licenziamento….”. Dopo lunga riflessione, credo di poter inserire in questo macro-gruppo, senza tema di smentita da parte della comunità scientifica internazionale, tutti coloro che in realtà se ne sbattono allegramente il buzzino – non so cosa sia, ma  la nuova regola è che non posso dire più di due volte cazzo per post – del fatto che ti  sei trovato all’improvviso senza lavoro.

Gli scacchisti sono quelli che appena si diffonde la notizia del tuo licenziamento ti chiamano per sapere come ti muoverai ora, cosa farai adesso, che proposte alternative ti hanno fatto. C’è uno scacchista in particolare che mi sta dietro da giorni, instancabile. Incurante delle sonore e sincere offese che gli ho rovesciato addosso a più riprese, continua a pormi domande a cui io per prima non so dare una risposta.

I silenti sono quelli che sanno del tuo licenziamento, forse ci godono anche, ma almeno hanno il buon gusto di non dirti nulla.

Gli allegroni. “Ciao Mavi, come va?” “Benino, grazie”. “Benino, perché benino?” “Sono stata licenziata”. “Oh. sai mica dove danno da bere?”. In questo gruppo vanno senz’altro inseriti quasi tutti i miei amici e conoscenti.

Poi ci sono quelli , e sono tanti, che, con una semplice telefonata, ti fanno sentire meno solo. Quelli che non usano espressioni di circostanza e sanno trovare le parole giuste. Quelli che invece non dicono una parola ma ti danno una mano. Ma anche loro, per motivi affettivi, non rientrano nella ricerca.

 

Postato da: mavimavi a 22:58 | link | commenti (28) |

mercoledì, 09 gennaio 2008

Il party del licenziamento

Nella mia prodigiosa ingenuità, ero fortemente convinta che un atteggiamento positivo dinnanzi alle avversità della vita, avrebbe preservato la mia salute fisica e mentale. Così, il giorno in cui il postino mi ha recapitato la lettera di licenziamento, ho deciso di organizzare un magnifico party a casa mia. Un party del licenziamento! Che bella idea! Così, mentre in fretta e furia sbaraccavo quella che è stata la mia scrivania per quattro lunghi anni, ho inviato un sms volante a qualche amichetto qua e là: "Sono stata licenziata, stasera festino a casa mia". Ho tentato di coinvolgere, senza successo, anche i colleghi che avevano subito la mia stessa sorte, ma misteriosamente hanno tutti declinato.  Non si sentivano dell'umore adatto, mi hanno spiegato. Imperterrita, ho accumulato tutti i salumi e i formaggi che sono riuscita a racimolare dai cesti natalizi - non  sono mai stata una gran donna di casa - ho tirato fuori tutte le bottiglie di vino che avevo nel ripostiglio e ho accatastato il tutto sul tavolo di cucina. Tocco di classe: la lettera di licenziamento attaccata alla porta. Dopo due orette di attesa, intorno a quel tavolo imbandito eravamo in quattro. Nell'ordine, io, quel disgraziato che sta con me, e due cari amici visibilmente imbarazzati per l'innegabile fallimento della serata. Una decina di invitati mi hanno chiamata spiegandomi che, loro malgrado, stavano facendo i conti con il terribile virus gastrointestinale che circola in questi giorni a Firenze, tutti gli altri si sono limitati a chiamare per avere notizie sul licenziamento. E così, mentre mi ingozzavo, con l'occhio sempre più spento, di quintali di formagio di capra, in preda a un evidente desiderio di abbrutimento, ho trascorso tutta la sera al telefono. "Si sono stata licenziata... si all'improvviso... sì non me l'aspettavo... che farò? mah... ora vedrò". E io che mi ero immaginata musiche e balli fino all'alba!!! Il peggio, però, è arrivato intorno a mezzanotte. Quando, finalmente, il campanello della porta di casa ha emesso un sonante dlin dlon. Il sorriso, appena abbozzato, si è subito spento: ormai ero troppo depressa per reagire a stimoli luminosi e sonori. Inutilmente il grazioso gruppetto di amici tutti fantasticamente disoccupati - qualcuno per scelta qualcuno per possibilità -  ha brindato al mio licenziamento - alla mia libertà ritrovata, dicevano - con cori gaudiosi. Era come rianimare un cadaverino. Comunque la mazzata finale, quella del tracollo definitivo, si è presentata puntuale Intorno alle una, quando, mordendomi l'ultima unghia rimasta, ho acceso la ventesima sigaretta nel giro di due ore. Un certo Simone, che Dio l'abbia in gloria - si gira e mi fa, candido candido: "Sai Mavi, mi sa che stai fumando troppo. Ti vedo un po' grigia, un po' spenta, ti stanno venendo anche le rughe". So che potrei essere fraintesa, ma è stato peggio del licenziamento. A quel punto, con molta calma e altrettanta determinazione, ho chiesto di potermi ritirare nelle mie stanze.

Postato da: mavimavi a 00:28 | link | commenti (23) |

sabato, 08 dicembre 2007

Il fatto strano di quando ti succede qualcosa di importante, qualcosa che ti cambia la vita o qualcosa che comunque tu percepisci come un grande cambiamento nella tua vita, ti sembra che tutti lo sappiano. E tutti non intendo, ovviamente, gli amici. Tutti intendo i passanti, il barista, l'americano che ti passa accanto con l'ipod infilato nel naso. Ti senti come se avessi una maglietta che annuncia coram populi l'accaduto. MIca frasi roboanti. Un'enunciazione semplice, concisa. Tipo: ho un gatto. Oppure:  ho perso il gatto. Ma anche: mi sono innamorata di x. Insomma, ti senti scoperto. Immagino che accada anche a chi si scopre incinta o malato. Certo girare con la maglietta: ho l'epatite c, non è il massimo. Comunque non è detto che capiti a tutti. Da recenti studi scientifici, sembra infatti che le barriere frapposte tra il mio io e il mondo esterno siano assolutamente labili. Forse è arrivato il momento delle barricate.

Postato da: mavimavi a 10:16 | link | commenti (19) |

venerdì, 07 dicembre 2007

Non ho avuto il tempo di aggiornare il blog perchè sono stata molto presa dal lavoro ultimamente. Da ieri non ho più questa scusa. Quindi quello che vi aspetta nei prossimi giorni è una sequela pressochè infinita di post.

Postato da: mavimavi a 14:12 | link | commenti (4) |

martedì, 13 novembre 2007

Mica per nulla, ma io ci devo avere scritto Gioconda da qualche parte. Stamani, per convincermi a fare la doccia,  ero andata a comprare una stufetta. Il tizio le aveva finite tutte. Gli era rimasta solo quella in esposizione.

Mavi: Vorrei una stufetta.
Negoziante (scegliendo arbitrariamente il tu): Guarda bellina mi è rimasta solo quella in vetrina.
Mavi: Mi va bene lo stesso.
Negoziante: Solo che l'hanno usata gli imbianchini, è tutta sporca.
Mavi: Anch'io, devo ancora fare la doccia.
Negoziante (ride gioviale): Ah poi gli imbianchini l'hanno fatta cascare in terra... c'è un buchino.
Mavi (incoraggiante): Mi faccia un po' vedere, via.
Il Negoziante mostra una stufa inguardabile. Oltre a essere piena di polvere e di vernice, l'elettrodomestico presenta una voragine nei pressi della ventola.
Mavi (talmente fava da indugiare): Mmmmh.
Negoziante: Guarda, costa 28 e cinquanta. Te la metto venti.
Venti euro, capito. Quarantamila lire per una stufa che nemmeno i maiali.
Mavi prende coscienza della scritta Gioconda. Ma non è abbastanza assertiva da mandare a fare in culo il negoziante e accampa una scusa a caso. Poi esce dal negozio e bestemmia il dio denaro.

 

Postato da: mavimavi a 17:07 | link | commenti (16) |

venerdì, 09 novembre 2007

Quando penso a tutte le teste di cazzo in cui mi sono imbattuta nella mia vita, mi dico che se non sono diventata una pericolosa serial killer, ecco, devo essere davvero una personcina con un gran senso della legalità.

Postato da: mavimavi a 17:47 | link | commenti (4) |

Sto seguendo con grandissima attenzione, non priva di interesse scientifico, il formarsi, all'interno del mio stomaco, di una fantastica gastrite.

Al grandissimo anonimo che continua a lasciarmi scritto tra i commenti "potevi chiamarlo cazzo" vorrei fare i complimenti per la simpatia vivissima. E invitarlo, quando trova cinque minuti, a prendere un caffè insieme.

Postato da: mavimavi a 17:08 | link | commenti (1) |

martedì, 06 novembre 2007

Avevo rimproverato il mio fidanzato di non farmi mai i complimenti. Lui che mi prende sempre molto - troppo - sul serio, ha cominciato a tempestarmi di pucci pucci, sei bellissima, sei fica. Ma il colmo lo ha raggiunto ieri sera, quando mi ha fischiato dopo che mi ero tolta un maglione orribile ed ero rimasta in maniche di una maglietta incredibilmente sporca e sdrucita.

Postato da: mavimavi a 20:15 | link | commenti (13) |

mercoledì, 31 ottobre 2007

"I genitori devono essere cattivi perchè così noi possiamo ribellarci e diventare liberi".

Vaglielo a dire a Peffozza.

Postato da: mavimavi a 20:35 | link | commenti (6) |

domenica, 28 ottobre 2007

Ho avuto molto da fare. Niente di costruttivo, per carità. Di recente, per esempio, sono stata malata una settimana. Prima di soccombere all’influenza, sempre per esempio, sono stata impegnata in un’emozionante caccia al felino. Tutto è cominciato quando la donna delle pulizie ha scosso energicamente il piumone fuori dalla finestra. Peccato che, all’interno, ci fosse il gatto Grisù, addormentato. Singhiozzando al telefono, la signora mi ha raccontato che la bestiola è atterrata prima sopra un tetto, poi sopra un altro, poi è ruzzolato in una corte interna praticamente inaccessibile. Il proprietario della suddetta corte è un uomo cattivissimo, tipo il capo di Fantozzi. Inutile sperare di intenerirlo con la storia del micino malato e smarrito. Peffozza voleva tappezzare il quartiere di foto segnaletiche di Grisù. A me sembrava un palliativo. Così per due giorni, ho suonato i campanelli di tutti i vicini chiedendo di poter ispezionare il loro giardino in cerca del merdosissimo micio. Che di notte, chiuso nella corte, miagolava a gran voce, spezzandomi il cuore, ma di giorno, quando uscivo a cercarlo, se ne stava ben zitto acquattato senza farsi scoprire. Penso che la scena clou sia stata quella in cui i vigili del fuoco, chiamati da Peffozza, sono saliti sul tetto borbottando: Grisù  grisù…. Ovviamente Grisù, vedendo quegli omoni tutti bardati, è fuggito a zampe levate. Sono riuscita ad acchiapparlo io, in una notte di pioggia in cui ho sentito il suo miagolio disperato e sono uscita di corsa di casa, suonando per l’ennesima volta alla santa vicina. Lui, tanto per cambiare, era asciutto.

Postato da: mavimavi a 23:43 | link | commenti (7) |

 

Eccomi

Utente: mavimavi
Sono Mavicontrotutti. Tutti ce l'hanno con me. Il che mi autorizza ad avercela con loro.

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

Feeds

  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte


Heracleum blog & web tools